La joi de vioure de ma gent

La joi de vioure de ma gent

Ugo Flavio Piton: La joi de vioure de ma gent - Musiche e danze delle Valli Cluuzoun e Sanmartin

GB Grafica Valchisone, 2005

(III edizione, la I nel 1985, la II nel 1986)

L'edizione 2005 è arricchita dalla traduzione dei testi delle danze in: francese, spagnolo, inglese e tedesco, oltre che in patouà, piemontese, italiano.

Ventʼanni or sono, nel luglio del 1985, usciva, per la stampa della Grafica Cavourese, la prima edizione de «La joi de vioure de ma gent», unʼampia e approfondita ricerca sulle musiche e le danze delle Valli Chisone e Germanasca, che, svolta e poi rigorosamente trascritta dallʼinfaticabile Ugo Flavio Piton, andò subito esaurita.

Lʼanno successivo, il 1986, ne fu ristampata – sempre dalla Grafica Cavourese – una seconda edizione, la quale ottenne gli stessi vasti consensi della prima, che si era pure aggiudicata la vittoria del prestigioso premio internazionale di studi etnoantropologici «Pitré-Salomone Marino» dellʼUniversità degli Studi di Palermo. A febbraio del 2005 ecco comparire – questa volta per la GB Grafica Valchisone – la terza edizione, che ha conservato la stupenda fotografia di copertina delle altre due, dove, sotto un cielo turchino, inondato di note musicali, sorridono e salutano i componenti del Gruppo Tradisioun Poupoulara Val Cluuzoun - Val Sanmartin - La Tèto Aut, che fu fondato nel 1982, e poi sempre diretto dallo stesso Piton per ricostruire e riproporre le antiche danze valligiane, che compaiono descritte nel suo libro.

Danze che avrebbero potuto «morire nella tetra notte dellʼoblio», ma che invece, grazie agli studi e allʼimpegno profuso da Piton, continuano, e continueranno, ad esistere e a manifestare la gioia di vivere (la joi de vioure) della nostra gente, che fortunatamente si ritrova ancora per cantare e ballare in occasione delle feste patronali o di altre ricorrenze. E come ben evidenzia il sindaco di Roure nellʼintroduzione al libro, questa terza edizione de «La joi de vioure de ma gent» è forse ancora, dopo tanti anni, «lʼunico documento esistente a descrivere nei minimi dettagli le musiche e i balli delle Valli Chisone e Germanasca», ma soprattutto è ancora lʼunico documento che, per adeguarsi ai tempi in cui viviamo – tempi di Olimpiadi – ha saputo arricchirsi e rinnovarsi, presentando tutte le danze in quattro lingue straniere: francese, spagnolo, inglese e tedesco, oltre che in patouà (provenzale alpino), in piemontese e in italiano.

Così tutti coloro che saliranno alle nostre montagne Olimpiche e vorranno conoscere le nostre tradizioni pur non parlando la nostra lingua, avranno lʼopportunità di scoprire, attraverso le appassionate parole di Ugo Piton, come «le danze popolari siano unʼarte viva, immediata, di popolo, il nostro popolo, che malgrado le guerre, i lunghi periodi di dominio straniero, di lavoro pesante e duro, non è mai stato triste ed avvilito, ma sempre anelante alla gioia, alla vita e alla libertà. Un popolo vivo!». Come vivo e sempre grande è il cuore del nostro amico e maestro Ugo Flavio Piton.

Maria Dovio Baret

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